Attack path management si basa sull’analisi dei meccanismi con cui oggi le minacce informatiche si articolano in attacchi identity-based e multi-step, caratterizzati dall’utilizzo di più tecniche consecutive per compromettere asset aziendali critici. Questo approccio nasce dall’esigenza di andare oltre il monitoraggio delle singole vulnerabilità, focalizzandosi sulla scoperta, visualizzazione e neutralizzazione dei percorsi che un attaccante può effettivamente utilizzare per muoversi lateralmente all’interno di una rete. Abbina questa panoramica a Virtual CISO, SOC e questo approfondimento tecnico.
Che cos’è l’attack path management
Il concetto di attack path definisce la sequenza di passaggi o tecniche sfruttabili da un attaccante per muoversi dal punto di ingresso iniziale fino all’obiettivo finale, che nella maggior parte dei casi corrisponde a dati o risorse critiche. L’attack path management rappresenta un processo continuo che abilita la scoperta, visualizzazione, validazione ed eliminazione sistematica di questi percorsi di attacco, distinguendosi così dalla gestione delle vulnerabilità tradizionale basata su patching e remediation delle singole falle di sicurezza.
Attack path management, vulnerability management e penetration testing: le differenze chiave
L’attack path management si differenzia dal vulnerability management, dal penetration testing e dai BAS (Breach and Attack Simulation) perché non si limita a individuare e correggere vulnerabilità isolate, ma prende in considerazione l’intera catena di compromissione (attacco a catena), identificando le interconnessioni che abilitano il movimento laterale (lateral movement) tra asset. Il vulnerability management si concentra sulle falle individuali, mentre penetration test e BAS forniscono snapshot puntuali piuttosto che una visione dinamica e continuativa del rischio. I nostri Network Penetration Test e Cloud Security Assessment completano il quadro.
Benefici dell’attack path management per il business
L’applicazione di un sistema strutturato di gestione dei percorsi di attacco comporta la riduzione del rischio cyber, la possibilità di dare priorità agli interventi di remediation sugli asset e i percorsi realmente esposti e la misurabilità continua del livello di esposizione della propria organizzazione. Questi benefici risultano strategici per aziende con elevati requisiti di sicurezza. Puoi mostrare i risultati al board utilizzando gli esempi riportati nei case study e facendo riferimento alla ricerca sulle vulnerabilità.
Esempio di attack path: phishing, lateral movement e compromissione finale
Un percorso tipico di attacco inizia spesso con una campagna di phishing, con il compromesso delle credenziali di un utente (identity-based attack). Da questo punto, l’attaccante sfrutta il lateral movement per acquisire privilegi crescenti, fino a raggiungere un account domain admin che consente l’accesso ai dati sensibili o ai sistemi di maggior valore.
Come iniziare con l’attack path management: prerequisiti tecnologici e organizzativi
L’avvio di un efficace programma di gestione dei percorsi di attacco richiede una visibilità articolata sugli asset, la mappatura accurata delle identità e dei privilegi, e un approccio organizzativo che privilegi la collaborazione tra i team IT e di sicurezza, nonché la capacità di misurare e aggiornare costantemente il livello di esposizione e rischio cyber. I referenti ISGroup fanno riferimento alla nostra governance certificata ISO 9001/27001 per rendere conto di KPI trasparenti.
L’adozione di processi di attack path management consente una gestione del rischio cyber più efficace, una risposta tempestiva alle minacce attuali e una riduzione concreta della superficie di attacco reale rispetto ad approcci tradizionali focalizzati sulle singole vulnerabilità. Affianca la narrativa con un Virtual CISO, SOC e Purple Team Assessment per tradurre insight in implementazioni.
FAQ
- Quando l’attack path management diventa governance?
- Quando colleghi l’analisi dei percorsi di attacco al Virtual CISO e al reporting verso il board, integrandola con SOC e case study.
- Quali evidenze portare al board?
- Dashboard KPI, metriche sulle remediation e link ai case study aggiornati, supportati da certificazioni ISO e dal team executive.
- Che servizi collegare all’approccio strategico?
- Virtual CISO, Risk Assessment, SOC e Purple Team Assessment garantiscono continuità e miglioramento progressivo del programma.
