Come l’integrazione dell’ethical hacking con i framework di sicurezza migliora la gestione del rischio ICT?

Attraverso la simulazione di attacchi reali, l’ethical hacking permette di portare alla luce le vulnerabilità nascoste nei sistemi, integrandosi con altre misure di sicurezza e con framework di riferimento (come il NIST SP 800-53). L’obiettivo è evidenziare come valutazioni regolari condotte da ethical hacker contribuiscano in modo significativo alla gestione del rischio e al miglioramento della resilienza operativa digitale.

Il ruolo cruciale dell’Ethical Hacking nella cybersecurity

L’ethical hacking, noto anche come “hacking etico” o “white-hat hacking”, consiste nella simulazione autorizzata di attacchi informatici reali con l’obiettivo di identificare le debolezze di sicurezza. Gli ethical hacker utilizzano le stesse metodologie e gli stessi strumenti degli hacker malintenzionati, ma con l’intenzione di rafforzare la sicurezza anziché perpetrare attività dannose. Questa pratica abbraccia un’ampia gamma di attività, che vanno dal penetration testing di reti alla valutazione di social engineering.

L’elemento distintivo dell’ethical hacking risiede nel consenso esplicito dell’organizzazione che viene testata e nella definizione di uno scopo ben preciso per le attività di testing. Ciò garantisce che le operazioni non interrompano inavvertitamente le attività aziendali né causino danni.

Metodologie dell’Ethical Hacking:
Gli ethical hacker seguono una metodologia strutturata che include diverse fasi:

  • Pianificazione e ricognizione: fase iniziale che prevede la raccolta di informazioni sull’ambiente target.
  • Scanning: in questa fase, vengono utilizzati strumenti automatizzati per scansionare l’ambiente target alla ricerca di vulnerabilità note.
  • Exploitation: gli ethical tester tentano di sfruttare le vulnerabilità identificate per ottenere un accesso non autorizzato ai sistemi target, mira a sfruttare attivamente le vulnerabilità per simulare attacchi reali e scoprire potenziali debolezze di sicurezza.
  • Maintaining access: una volta ottenuto l’accesso, i tester possono tentare di mantenere la loro posizione all’interno del sistema per simulare le azioni di un vero attaccante.
  • Analysis and reporting: infine, gli ethical tester documentano i loro risultati, una reportistica dettagliata è essenziale per l’ethical hacking, fornendo soluzioni raccomandate per affrontare le debolezze riscontrate.

Integrazione con altre misure di sicurezza e framework

Complementarietà con altre misure di sicurezza

L’ethical hacking non opera in isolamento, ma si integra sinergicamente con altre misure di sicurezza e con framework di riferimento per la cybersecurity.

Integrazione con il NIST SP 800-53

Il NIST SP 800-53, “Security and Privacy Controls for Information Systems and Organizations”, fornisce un catalogo completo di controlli di sicurezza e privacy che le organizzazioni possono selezionare e implementare per gestire il rischio e garantire la conformità.

L’ethical hacking si allinea perfettamente con diversi controlli e processi definiti nel NIST SP 800-53:

  • CA-8 Penetration Testing: questo controllo specifica la necessità di condurre penetration test a intervalli definiti dall’organizzazione sui sistemi o componenti di sistema definiti. L’ethical hacking rappresenta una forma avanzata di penetration testing che va oltre la scansione automatizzata delle vulnerabilità e coinvolge team con competenze tecniche specializzate. I risultati possono essere utilizzati per validare le vulnerabilità e determinare il grado di resistenza dei sistemi agli attacchi.
  • SA-11 Developer Testing and Evaluation: questo controllo richiede che lo sviluppatore del sistema esegua penetration test con un livello di rigore e vincoli definiti. L’ethical hacking può essere parte integrante del processo di testing e valutazione durante lo sviluppo del software, aiutando a identificare vulnerabilità nelle prime fasi del ciclo di vita.
  • RA-3 Risk Assessment: Il NIST SP 800-53 enfatizza l’importanza di condurre valutazioni del rischio per identificare le minacce e le vulnerabilità. Le attività di ethical hacking forniscono informazioni concrete e dettagliate sulle vulnerabilità sfruttabili, arricchendo il processo di risk assessment e consentendo alle organizzazioni di priorizzare le azioni di mitigazione.
  • SI-4 System and Information Integrity: questo controllo include il monitoraggio del sistema per rilevare attività insolite o non autorizzate. Le tattiche, le tecniche e le procedure (TTP) utilizzate dagli ethical hacker durante le simulazioni di attacco possono essere integrate nei sistemi di monitoraggio per migliorare la rilevazione di minacce reali.
  • PM-16 Threat Awareness Program: questo controllo sottolinea la necessità di programmi di sensibilizzazione sulle minacce. Le simulazioni di social engineering condotte durante gli engagement di ethical hacking possono essere utilizzate come esercizi pratici per sensibilizzare il personale sui rischi e migliorare la loro capacità di riconoscere e rispondere agli attacchi.

L’ethical hacking, quindi, supporta l’implementazione e la verifica dell’efficacia di numerosi controlli definiti nel NIST SP 800-53, contribuendo a una gestione del rischio più informata e proattiva.

Collegamento tra Ethical Hacking e gestione del rischio

L’ethical hacking è intrinsecamente legato alla gestione del rischio all’interno di un’organizzazione. Attraverso l’identificazione proattiva delle vulnerabilità e la simulazione di attacchi, fornisce informazioni cruciali per comprendere e mitigare i rischi informatici.

Vulnerability Assessment e identificazione: l’obiettivo primario dell’ethical hacking è quello di identificare e sfruttare le vulnerabilità presenti nei sistemi, nelle reti e nelle applicazioni. Questo processo di vulnerability assessment va oltre le semplici scansioni automatizzate, coinvolgendo l’abilità e l’esperienza degli ethical hacker nell’emulare le tattiche degli attaccanti. La scoperta di vulnerabilità prima che vengano sfruttate da attori malevoli consente alle organizzazioni di agire tempestivamente per correggerle, riducendo la probabilità e l’impatto di potenziali incidenti di sicurezza.

Informare le decisioni di gestione del rischio: i risultati dettagliati degli engagement di ethical hacking forniscono una visione chiara e concreta dei rischi di sicurezza a cui è esposta l’organizzazione. Queste informazioni consentono ai responsabili della sicurezza e al management di prendere decisioni più informate in merito all’allocazione delle risorse, alla prioritizzazione degli interventi di remediation e all’implementazione di controlli di sicurezza più efficaci. Ad esempio, la scoperta di una vulnerabilità critica facilmente sfruttabile può portare a un’azione immediata per applicare patch o implementare misure di mitigazione, riducendo significativamente il rischio di un data breach.

Miglioramento della resilienza operativa digitale: il Digital Operational Resilience Act (DORA) dell’Unione Europea sottolinea l’importanza di raggiungere un elevato livello di resilienza operativa digitale nel settore finanziario. In linea con standard internazionali come i “G7 Fundamental Elements for Threat-Led Penetration Testing” e framework come TIBER-EU, DORA incoraggia le entità finanziarie a testare regolarmente i propri sistemi ICT e il personale con responsabilità correlate all’ICT per verificarne l’efficacia delle capacità di prevenzione, rilevamento, risposta e ripristino. L’ethical hacking, attraverso test avanzati come il TLPT, contribuisce direttamente a questo obiettivo, aiutando le organizzazioni a scoprire e affrontare potenziali vulnerabilità ICT e a migliorare la loro capacità di prevenire, rispondere e riprendersi dagli incidenti cyber.

Basato sulla conoscenza delle TTP degli avversari: un aspetto fondamentale dell’ethical hacking efficace è la conoscenza approfondita delle tattiche, delle tecniche e delle procedure (TTP) utilizzate dagli avversari reali nel panorama delle minacce. Questa conoscenza consente agli ethical hacker di simulare attacchi realistici e mirati, andando oltre le vulnerabilità note e cercando di replicare il comportamento di minacce avanzate come gli APT (Advanced Persistent Threats).

Framework come MITRE ATT&CK forniscono una mappa dettagliata delle TTP utilizzate dagli attaccanti, consentendo agli ethical hacker di strutturare i propri test e di valutare la capacità di un’organizzazione di difendersi da specifici comportamenti malevoli.

L’intelligence sulle minacce (threat intelligence) gioca un ruolo cruciale nel fornire queste informazioni sulle TTP, consentendo agli ethical hacker di concentrarsi su scenari di attacco pertinenti al profilo di rischio dell’organizzazione.

  • La cyber threat intelligence defense si basa sull’analisi dei dati relativi agli attacchi informatici per passare da un modello preventivo a un modello predittivo.
  • La cyber threat hunting, la ricerca proattiva di minacce, è un’attività fondamentale per raccogliere informazioni preziose da analizzare nell’ambito della threat intelligence. Le informazioni raccolte, come indicatori di compromissione (IOC) (domini IP sospetti, email di phishing, file compromessi), sono essenziali per identificare le minacce.

L’approccio TTP-based hunting è complementare all’utilizzo di IOC e all’analisi statistica per rilevare anomalie, consentendo ai team di hunting di implementare un approccio basato sulla comprensione del comportamento degli avversari.

L’ethical hacking si afferma come un elemento indispensabile per costruire una base sicura nel complesso e dinamico mondo della cybersecurity. Distinguendosi dal penetration testing per la sua portata più ampia e l’approccio più aggressivo, l’ethical hacking, basato su una solida conoscenza delle tattiche, delle tecniche e delle procedure degli avversari (TTP), consente alle organizzazioni di valutare la propria resilienza contro minacce reali e avanzate.